martedì 26 agosto 2014

Risorse didattiche aperte per combattere il caro libri


La riapertura delle scuole è vicina e come ogni anno ci si prepara al salasso libri.
Libri spesso ridondanti nelle versioni e negli aggiornamenti spacciati per nuove versioni nel tentativo di combattere quella “malsana abitudine” del comprare libri usati o utilizzare altre versioni della stessa opera letteraria.
Ricordo ancora un episodio risalente al tempo delle superiori quando dall'elenco dei libri da acquistare avevo depennato “I promessi sposi”:
- Questo non lo prendi
Io - No, ce l’ho già. Grazie.
- Ma questa è la nuova versione
Io - C***o Manzoni è resuscitato e ne ha scritto un altro!
- No, ci sono i nuovi esercizi.
Io - Me ne farò una ragione….
Tolto questo esempio a limite, ma vi assicuro molto comune nella quotidianità didattica, c’è un modo per ridurre i costi ed evitare questi abomini dell’editoria: le risorse didattiche aperte.

Il documento di riflessione dell’Unione Europea avente per oggetto “Risorse didattiche aperte e apprendimento digitale” apre così:

Così come la globalizzazione e la tecnologia stanno trasformando il modo di funzionare dell'economia globale, l'accesso sempre più facile e rapido ad Internet - anche mediante dispositivi mobili sempre più sofisticati - sta avendo un impatto significativo sull'istruzione e comincia a rappresentare una sfida per i metodi tradizionali di insegnamento e di apprendimento. Oltre ad essere una fonte d'informazione, internet viene sempre più considerato un vasto strumento didattico che fornisce accesso a materiale didattico eccezionalmente variegato e che offre mezzi semplici, poco onerosi ed efficaci per collegare gli studenti tra di loro e con gli insegnanti, liberi da vincoli di tempo e di luogo. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un rapido sviluppo degli strumenti digitali di teledidattica quali le risorse didattiche aperte (RDA) e i corsi online aperti e di massa (MOOC) i quali pur offrendo, tutti con riguardo ai sistemi di istruzione e strutture tradizionali, entusiasmanti nuove opportunità, comportano anche delle sfide”.

Ottime premesse. Peccato che queste non siano state seguite da un reale cambiamento di rotta nel modo di creare, gestire ed investire nella cultura del nostro paese.
Questa carenza di organizzazione, perchè è questo che manca visto che le risorse ci sono, rientra nel quadro più ampio del Digital Divide, è proprio questa ignoranza informatica di fondo a creare un'Europa a due velocità.

Il cambiamento di rotta deve essere culturale; purtroppo nel nostro paese “investimento” e “spreco” sono diventati ormai sinonimi soprattutto nella cosa pubblica, complice anche una gestione allegra e a volte francamente criminosa di quest’ultima al fine di farci la cresta come più volte anche la magistratura ci ha ricordato.
Ora il cambiamento di rotta sta nel ricordare che investire significa guadagnare e risparmiare e spreco rimane solo spreco.

Ricorrere a strumenti e risorse aperte (che siano software, materiale didattico o altro) validato e certificato dagli appositi apparati (ministero, università ecc.) oltre a determinare un abbattimento dei costi porta ad un notevole miglioramento della qualità delle risorse.

Per approfondire ulteriormente l’argomento vi lascio qualche link utile:

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