martedì 18 marzo 2014

Cefalea di tipo tensivo, non perdiamo la testa

La Cefalea di tipo tensivo fa parte della famiglia delle cefalee primarie (insieme all'emicrania e alla cefalea a grappolo) della quale rappresenta la forma più frequente.
Si stima infatti che rappresenti circa l'86-90% delle cefalee primarie.
Viene di solito descritta come un dolore di tipo gravativo-costrittivo, d'intensità lieve-moderata, di durata variabile da pochi minuti ad un'intera giornata (mediamente 5-6 ore) spesso associato ad un aumento del tono muscolare del capo e della nuca.
La cefalea a differenza dell'emicrania presenta una sintomatologia dolorosa solitamente bilaterale.
Il dolore nella maggior parte dei casi è l'unico sintomo, ma può essere accompagnato anche da nausea, talvolta vomito, anoressia, fotofobia e fonofobia.
Il disturbo interessa prevalentemente il sesso femminile e la fascia d'età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Pur non essendo state definite con certezza le cause sono stati individuati alcuni fattori scatenanti, tra questi i più importanti sono:
  • Stress
  • Deprivazione del sonno
  • Postura scorretta
  • Alterazioni della dentizione (in particolar modo Malocclusioni)
La diagnosi di cefalea tensiva è una diagnosi d'esclusione; mediante un adeguato percorso diagnostico concordato con lo specialista devono quindi essere escluse tutte quelle patologie che possono determinare un quadro sovrapponibile o comunque simile.
Solitamente, dopo un'adeguata anamnesi ed esame obiettivo generale, si procede con la valutazione neurologica ed esami di secondo livello come TC, RMN ed elettroencefalogramma. 

Le classificazioni sono numerose; una delle più utilizzate è correlata alla frequenza degli episodi distinguendo tra:
  • Forme episodiche distinte a loro volta in
    • Sporadiche (o a bassa frequenza), quando vi è una frequenza inferiore ai 10 episodi annui della durata inferiore ai 12 giorni
    • Frequenti, quando si riscontrano almeno 10 episodi della durata di 1-14 giorni al mese nell'arco di 3 mesi
  • Forme croniche quando si riscontrano episodi frequenti, più di 15 giorni al mese da almeno 3 mesi
La terapia può prevedere la sola terapia sintomatologica, in caso di disturbi disabilitanti per meno di quattro giorni al mese, o il ricorso ad una terapia di profilassi per episodi più frequenti o in caso di scadimento della qualità della vita del paziente.

Le classi di farmaci più utilizzati sono i FANS (Analgesici ed antiinfiammatori non steroidei), analgesici di combinazione, miorilassanti e farmaci antiemetici per contrastare i sintomi correlati.
Molti di questi farmaci rientrano tra i prodotti da banco, ma vista l'entità degli effetti avversi correlati al loro utilizzo è sempre consigliabile rivolgersi ad un medico specialista.