sabato 7 settembre 2013

Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'Open Access

Abbiamo già parlato dell'Open Access, un modello di editoria alternativo a quello tradizionale che fornisce la possibilità di accedere senza restrizioni ad ogni prodotto della ricerca, come ad esempio gli articoli delle riviste scientifiche.
A tal proposito oggi parleremo di una delle iniziative che riguardano più da vicino il mondo della ricerca scientifica e cioè la politica Open Access adottata dall'Università della California per rendere la ricerca più libera.
La maggior parte delle università, infatti, per poter usufruire di articoli scientifici e rimanere aggiornate con le nuove scoperte, è costretta a pagare milioni per gli abbonamenti delle riviste, con costi che arrivano fino a 40.000$ per una singola rivista.
Gli editori inoltre, consapevoli di essere fondamentali per le carriere ed il lavoro di migliaia di scienziati in tutto il mondo, non si sono fatti scrupolo nello spremere economicamente le biblioteche universitarie.
Un'associazione di biblioteche scientifiche americane, la Association of Research Libraries, infatti, ho valutato che il costo delle riviste specializzate è aumentato del 260% tra il 1986 ed il 2003.

Per questo, dopo 6 anni di lunga lotta con il settore for-profit, l'Università della California ha approvato gli standard Open Access per la ricerca su tutti i 10 campus.
Un importante passo avanti per coloro che vogliono vedere la ricerca accademica pubblica e gratuitamente accessibile, piuttosto che dietro i paywall cari dei grandi editori.

Come riassume Brett S. Abrahams, professore di genetica all'Albert Einstein College of Medicine: “il governo paga me e altri scienziati per produrre articoli, che diamo gratis per la pubblicazione ad aziende private. Dopo di che, queste ci fanno pagare per leggerli”.


Articoli correlati: