mercoledì 21 agosto 2013

Lock in, come potremmo difenderci

Nei precedenti articoli abbiamo visto cos'è l'indipendenza informatica e cos'è il lock in.
Per apprezzare al meglio questo articolo consiglio di leggere prima gli altri due.

Oggi vediamo quali sono le contromisure che gli stati, europei ed extracomunitari, stanno attuando per evitare questa sgradevole, quanto non addirittura pericolosa, situazione.

Abbiamo parlato della curva di apprendimento di un nuovo software come possibile ostacolo alla migrazione. Per ovviare a ciò i produttori di software Open Source offrono interfacce grafiche simili a quelle dell'alternativa proprietaria più diffusa.
Quindi la critica che alcuni muovono al software Open Source “sembra un plagio del proprietario”, in realtà è infondata; il software è simile per favorire l'utenza finale, non di certo perchè gli sviluppatori non siano in grado di creare un'interfaccia grafica migliore e più performante.

Il secondo aspetto è la compatibilità dei formati. Per ovviare a ciò l'Unione Europea ha disposto che i documenti ufficiali debbano essere redatti e salvati con formati aperti. Legge recepita anche dall'Italia, anche se spesso disattesa dalle Pubbliche Amministrazioni stesse le quali chiedono espressamente di salvare i file in formato proprietario, perchè appunto impantanate dal lock in.

Per quanto riguarda i servizi, oggi i principali social network chiusi e fornitori permettono di esportare i propri dati, mentre l'importazione e l'interoperabilità tra le reti sociali è ancora lungi dall'essere anche solo valutata.
Queste caratteristiche sono invece già implementate e perfettamente funzionanti sui social network Open Source, che non solo consentono di interagire tra le varie reti sociali, ma forniscono anche gli strumenti per migrare da una piattaforma all'altra agevolmente.

L'ultimo punto è quello della scarsa disponibilità di hardware senza Microsoft Windows preinstallato.
Alcuni paesi stanno ovviando a questo problema sviluppando “sistemi operativi di stato”, adattando alle loro esigenze nella maggior parte dei casi distribuzioni Linux già esistenti e largamente diffuse.
Altri semplicemente offrono direttamente le distribuzioni Linux esistenti.
Tuttavia non sarebbe neanche necessario investire risorse ingenti per la creazione di una rete di sviluppo e diffusione, basterebbe rendere più trasparente e libero il mercato.
Molto utile sarebbe ad esempio il famoso “doppio prezzo”: il costo dell'hardware e quello del software smembrati; o in alternativa vietare la vendita di sistemi operativi preinstallati.


Tutte queste sono misure semplici e a costo zero per lo Stato e per il cittadino.  

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