domenica 30 giugno 2013

Ricerca Scientifica: tra scienza e coscienza

La ricerca scientifica è oggi più che mai in Italia oggetto di cronaca, sia “cartacea” che sul web. Purtroppo accanto a numerosi articoli ben argomentati c'è tanta disinformazione; questa disinformazione può esitare in azioni sconsiderate come l'irruzione ai laboratori milanesi.

Parliamo oggi della ricerca sugli animali.
A cosa serve?
Quello che si fa nella sperimentazione animale, ch'è solo la punta dell'iceberg della ricerca, è studiare su "modello animale" le reazioni e i benefici dei farmaci. Sugli animali vengono create condizioni sovrapponibili alle patologie umane per poi testare la reale efficacia e sicurezza dei prodotti.
Si usa il modello animale perchè ad oggi non siamo in grado di riprodurre la complessità della vita, in tutti i suoi aspetti, in laboratorio. Chi dice il contrario o è un ignorante (accezione positiva del termine, cioè non conosce) o è in malafede.
Quanto incide sull'intero sistema della ricerca?
Come dicevo la ricerca animale è solo la punta dell'
iceberg, perchè il grosso viene fatto in laboratorio. Vengono usati “modelli semplificati” come colture cellulari e modelli matematici computerizzati per studiare le interazioni molecolari e gli effetti che queste posso avere.
Molte delle molecole farmaceutiche sono presenti in natura (vedi Acido Acetilsalicilico aka aspirina) purificate e concentrate a dosi adeguate al trattamento; mentre altre sono derivati di queste molecole opportunamente modificate per migliorarne l'efficacia terapeutica o limitarne gli effetti collaterali.
Mediamente meno di una molecola su cento passa dalla sperimentazione di laboratorio a quella animale.
Gli animali utilizzati per gli esperimenti sono lo stretto indispensabile. Questo per due motivi:
  1. i ricercatori sono brave persone, e non sono dei mostri che si divertono a torturare gli animali;
  2. gli animali da laboratorio sono molto costosi, cosa che ne limita l'utilizzo.
Capite che anche ragionando secondo il "dio denaro" si arriva alla conclusione che se ad oggi esistessero valide alternative alla sperimentazione animale, le case farmaceutiche le avrebbero già adottate.

C'è il lato umano nella ricerca?
Certo.
La coscienza, la religione e i fattori emotivi sono fattori importantissimi. Sono le cose che ci rendono umani.
I medici e ricercatori prendono delle decisioni "
in scienza e coscienza". La coscienza è un elemento fondamentale sia della ricerca scientifica che della pratica clinica. Alcuni ricercatori ad esempio preferiscono applicarsi in campi della ricerca dove non è richiesta la sperimentazione animale perchè la loro coscienza non gli permette di seguire quella strada; tuttavia sono ben consapevoli (secondo scienza appunto) ch'è necessaria.
Sono numerosi i progetti che cercano di fornire modelli cellulari migliori e più vicini alla "realtà"; tuttavia questi modelli, sempre più completi e affidabili, non sono ancora sovrapponibili a quello animale e non offrono un adeguato grado di sicurezza per passare direttamente alla sperimentazione umana. Un giorno ci arriveremo, ma quel giorno non è oggi.

La critica che può essere mossa a molti attivisti è di non essere completi; usano la coscienza, ma non la scienza. La mancanza di uno dei due fattori fornisce un metro di giudizio sbagliato per via di un errore sistematico. Queste errate valutazioni possono far compiere azioni sbagliate, anche se in buona fede.


Fonti
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